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La storia negli stemmi, sigilli e bolli del
Comune di Sant’Elia Fiumerapido*
di
Giovanni Petrucci

Lo stemma [dal lat. stemma, stemmatis, n. corona, albero genealogico (grec. στέμμα, der. di στέφω, incoronare)]: insegna nazionale o civica o gentilizia è una semplice e schematica effigie disposta in base a certe regole comuni e rappresenta il simbolo, la caratteristica essenziale di uno stato, di una regione, di una provincia, di un comune, di una corporazione, di una famiglia: «complesso di determinate figure, effigiate e disposte secondo certe norme, che costituiscono il contrassegno stabile di uno stato, di persone, di famiglie e enti, portato e usato per speciale autorizzazione»1.
Il sigillo [dal lat. sigillum, i, n., dim. di signum] sorta di emblema, inciso a rovescio in un calco di metallo, per lo più di forma tondeggiante, su cui sono incise figure simboliche con diciture e sigle, usato da uno stato, un sovrano, un ente, un privato per imprimerle a rilievo sopra una superficie malleabile, al fine di sancire l’autenticità, si appone «in calce ad un atto o documento»2 a pressione o con ceralacca rossa su buste, bottiglie e altro.
Il bollo a inchiostro indelebile si presenta con le stesse caratteristiche e finalità, il suo uso risulta più agevole e quindi è largamente usato.
Tutti e tre i contrassegni, stemmi, sigilli e bolli, nei primi secoli della storia di Sant’Elia, hanno avuto gli stessi elementi: la mano destra, con le tre dita allungate, il pollice, l’indice e il medio, in atto di benedire alla latina.


Fonti

1- Lo stemma più antico di Sant’Elia era scolpito nella chiave di volta dell’arco di pietra calcare di Porta Napoli posta all’ingresso del paese. Non abbiamo l’indicazione dell’anno, ma deve risalire al mille ed essere uno dei primi documenti del castrum Sancto Helia, visto che essa compare in documenti dei Regesti di Bernardo I3.
Consisteva nella mano destra con le tre dita in atto benedicente a rilievo in un fondo ovoidale contornato da frange ricurve. Su questa fanno bella mostra altre volute simmetriche con una conchiglia centrale. Oggi le figure non si distinguono ormai più prive della base e corrose e lisciate; ma al tempo del Lanni dovevano essere piuttosto chiare: «un braccio con tre dita elevate in atto di benedire, in un disco sormontato da una corona»4. Tale chiave era molto grande: di circa un metro di larghezza e circa uno e mezzo di altezza; del resto le misure si possono dedurre dall’arco di pietra che è in un declivio della Villa Comunale. Era situata dinanzi all’Asilo Infantile e i bambini si divertivano a cavalcarla nella parte terminale; molti anni fa venne tagliata in maniera maldestra per incarico dell’Amministrazione Comunale e ancorata in fondo alla scala che va agli uffici dei piani superiori del Comune5.
2- Lo stesso disegno si ritrova nei riquadri laterali, a destra e sinistra, dell’altare maggiore della Chiesa di S. Maria la Nova, risalente al Seicento, attualmente, dopo il furto di alcuni anni fa che lo danneggiò notevolmente, reinseriti nella mensa su progetto dell’arch. Giuseppe Picano.
Un tempo erano ai lati del paliotto ed in vista frontale. Tutto l’altare è eseguito con scagliola a fondo nero. La composizione è assai ricca di arabeschi variamente realizzati. Nei due pannelli compare la mano benedicente, ottimamente plasmata, in contorni e colori delicati: sembrano per metà bianco e per l’altra verdino.
È sormontata da una corona terminante con una croce, all’interno della quale si protendono delle volute: la figura è assai fine e si presenta con variazioni delicate e bene intonate tra di loro; sono una vera e propria opera d’arte.
3- Tale disegno ci richiama alla mente una delle più belle filigrane della cartiera del 1700, che indicava con evidenza l’appartenenza a Montecassino6.
La sua stretta dipendenza in certo modo è rimasta inalterata per tutto un millennio.
Sigilli
4- Il medesimo schema, ma semplificato, figura in un sigillo riportato dal Lampe nell’opera citata in nota; tra il cerchio esterno e quello interno, ambedue a rilievo con zigrinatura, è la scritta «SANTO HELIA» con la stanghetta obliqua a rovescio della N; si trova impresso a rilievo al centro di una stella a otto punte probabilmente di un foglio di carta speciale. Manca l’anno di riferimento, né ci sembra chiaro quanto leggiamo all’apice di un suo raggio:


xanto elia
sindico  xxx5 =? 1015
sindaco

 

01-02Bolli a inchiostro nero

5- È del tutto simile il bollo a inchiostro nero, apposto all’inizio e alla fine del Catasto Onciario del 25 maggio 17547; il diametro misura all’esterno 27 mm.; tra due bordi bianchi che corrono circolarmente all’esterno di una fascia nera di 5 mm. è la scritta «SANTO HELIA»; la N è con il solito errore della stanghetta obliqua. Questo ci induce a ritenere il bollo del Lampe anteriore a quello comunale, o sicuramente in uno stretto legame.
Nei documenti che vanno dal 1754 al 1854 ritroviamo ancora l’identico bollo a inchiostro che figura nel Catasto della stessa misura di 27 mm.
6- Varianti sostanziali si colgono agli inizi dell’Ottocento. Abbiamo trovato due bolli più o meno analoghi in documenti che vanno dal 1800 al 1815:
a- Nel primo in un cerchio, del diametro di mm. 28, ne è inscritto uno più piccolo, piuttosto irregolare con un rettangolino che sembra una torre con tre stelle, simboli delle tre frazioni; alla sua sinistra è uno scudo e alla destra uno spazio vuoto con sei cerchietti, forse indicanti le contrade. Contornano la destra e la sinistra due ramoscelli ricurvi con foglie e, all’apice, fanno posto alla corona dello Stato borbonico recante una croce alla sommità. Nel cerchio è la scritta COMUNE DI S. ELIA.
b- Il secondo, dal diametro di mm. 30, è alquanto più semplice: vi compaiono uno scudo con l’apice verso il basso, tanti disegnini all’interno e le solite foglie all’esterno; alla sommità è la corona borbonica terminante con la solita croce. Il tutto è circondato dalla scritta COMUNE DI SANT’ELIA.
7- Dopo l’Unità d’Italia fino al 1872, ne fu usato un altro, piuttosto ovoidale, di mm. 30 x 38: in un cerchio all’interno, del diametro di mm. 30, fa bella mostra lo scudo a croce sormontato dalla tipica corona sabauda con la scritta VITTORIO EMANUELE RE D’ITALIA; nel prolungamento di contorno di 8 mm. sotto tale cerchio è l’altra: COMUNE DI SANT’ELIA.
8- Se ne conosce un altro utilizzato successivamente, del diametro di 35 mm., con la corona sabauda all’interno e la scritta che corre tra due righe nere MUNICIPIO DI SANT’ELIA SUL RAPIDO.
9- Infine l’ultimo, del diametro di mm. 34, dal solito scudo a croce sormontato dalla corona sabauda, con l’unica scritta nel cerchio all’intorno MUNICIPIO DI SANT’ELIA FIUMERAPIDO.
In questi ultimi due affiora la questione della denominazione di Sant’Elia Fiume Rapido o Sant’Elia sul Rapido8.

Carta intestata
Nelle intestazioni delle carte comunali della seconda metà del secolo XIX, risultano vari stemmi molto curati nel disegno.
1- Uno, del 1879, si presenta con una incorniciatura simile a uno scudo, contornato da una serie di volute molto eleganti e ritorna all’interno la mano benedicente tra SANCTO a destra ed ELIA a sinistra; in basso degli svolazzi che sembrano voler formare una sorta di base e in alto la corona sabauda terminante con un cerchietto e alla sommità una croce. Misure mm. 15 x 20.
Sotto di esso sono le scritte PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO e, con l’interruzione di un trattino, MUNICIPIO DI SANTELIA FIUMERAPIDO.
2- Un altro, dell’anno successivo, è lo stesso stemma ma alquanto ingentilito. La scritta appare in una linea appena incurvata
MUNICIPIO DI SANT’ELIA FIUMERAPIDO
e sotto in linea retta
PROVINCIA DI CASERTA.
3- In un foglio di carta intestata del Comune del 13 giugno 1921 per la prima volta lo stemma risulta con un disegno nuovo: in uno scudo figura una mano che stringe un martello; nell’angolo in alto a destra sono tre stelle, simboleggianti le frazioni. Ai lati, due ramoscelli di olivo, legati alla base con due foglie di quercia, sembrano venir fuori da una ruota dentata. In alto è una cornice aggettante con centinatura centrale di stile barocco; dalla curva superiore si leva la corona dei Savoia. Sotto
PROVINCIA DI CASERTA
Circondario di Sora
4- In un’intestazione del 1937 lo stemma è lo stesso ma al suo lato destro si mostra la bandiera italiana e nel bianco centrale il fascio littorio.
5- Lo stesso schema si rileva nel monumento ai Caduti, sulla Villa Comunale, sotto la statua dell’Italia.

01-03Gonfalone
6- Quest’ultima interpretazione è stata ripresa nel 2006 dall’artista santeliano Gino Alonzi9, il quale ha disegnato lo stemma del gonfalone comunale: in uno scudo rettangolare dalla base come una parentesi a graffa orizzontale con la punta della parte inferiore rivolta verso l’esterno.
Nel fondo azzurro è tratteggiato un olivo, simbolo delle risorse agricole della terra; sulla sua chioma spiccano tre stelle, le frazioni di Valleluce, Olivella e Portella; il tronco è coperto da una ruota dentata, all’interno della quale è una mano che stringe un martello, indicante l’operosità del paese o le fabbriche che vi sorgevano nei secoli passati. Tale scudo è cinto da due rami, legati da un nastrino: a destra di quercia, indice di forza, di resistenza, di lealtà e di ospitalità; a sinistra di olivo, aspirazione della popolazione alla pace.
Alla sommità vi è una corona a tre ripiani: nel primo sono evidenziate le porte originarie del paese (Porta Napoli, Porta S. Cataldo, la Portella); nel secondo numerosi archi, segno di eleganza e di libertà; nel terzo i merli delle torri e della cinta muraria. Vi è in esso sintetizzata la storia di Sant’Elia. Opportunamente l’Alonzi ha evitato di riprodurre la mano benedicente, in quanto sono trascorsi due secoli dalle leggi eversive del 1806 che segnarono la fine della feudalità e quindi la soggezione di Sant’Elia a Montecassino.
È una composizione elegante che espone per immagini la storia del paese ed è veramente degna di simboleggiarlo.

 

* Ringrazio di cuore l’amico Emilio Pistilli che, con la sua abilità, ne ha reso possibile la lettura.
1 Dizionario Enciclopedico Italiano, Vol. XI, p. 687.
2 C. Lampe, Regione Lazio, Stemmi e Sigilli, con foto di Aldo Simoncini, Linea Editrice, Roma, 1982, p. VI.
3 Regesti Bernardi I Abbatis Casinensis fragmenta, cura et studio D. Anselmi Mariae Caplet, Romae MDCCCLXXXX, d. n. 104: «In Sancto Helya, pro Angelo de Guidone-Infirmarii» An.1269, die 21 Maii (f 59 a)…et quoddam sedile extra portam S. Eliae…; d. n. 363 «Instrumentum qual iter homines Sancti Helye ordinaverunt sindicos de stando mandatis domini Abbatis» An. 1273, die 7 Iuliii (f. 169a)…universitas S. Eliae apud portam S. Blasii congregata  constituit syndicos…».
4 M. Lanni, Sant’Elia sul Rapido, monografia. Napoli 1873, p. 48: «Nella chiave dell’arco v’è scolpito lo stemma della Terra consistente in un braccio con tre dita elevate in atto di benedire, in un disco sormontato da una corona».
5 Essa, tagliata alla base sicuramente di circa mezzo metro, attualmente misura in altezza m. 0,90 e in larghezza 0,80 / o, 75.
6 F. Avagliano, S. Elia Fiumerapido a metà del ‘700  in «Lazio sud», ottobre 1982, p. 10.
7 Archivio di Stato della Regia Camera della Sommaria Napoli, volume 1430, anno 1754.
8 La questione fu trattata in «Studi Cassinati», a. XI, n. 4, ottobre-dicembre 2011, p. 284 e a. XIV, n. 3, luglio-settembre 2014, p. 192.
9 Deliberazione del Comune di Sant’Elia Fiumerapido n. 28 del 29.12.2006. Oggetto: realizzazione della grafica stemma gonfalone del Comune di Sant’Elia Fiumerapido. Riconoscimento in favore dell’autore Geom. Gino Alonzi.





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