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Appunti di storia postale
In carrozza si parte per Sora
di
Vito Mancini


02Sora, colonia romana poi municipio, fu ducato bizantino, indi gastaldato longobardo (sec. VII). Devastata da Federico II, sottomessa agli Angiolini, fu infeudata ai Della Rovere (1580), passando poi al Regno di Napoli (1734). Situata ai confini del regno con lo Stato della Chiesa costituì, assieme a Fondi, un punto di riferimento come base per i rapporti con lo Stato Romano. Amministrativamente faceva parte della provincia di Terra di Lavoro, di cui era capoluogo di circondario e di distretto, e distava 74 miglia da Napoli e 64 da Caserta. Nel 1819  aveva una popolazione di 7.949 abitanti, saliti 11.500 nel 1858.
Nel luglio 1809 la si riscontra come «direzione postale di 3^ classe», quindi, per breve tempo, fu «officina postale» per prendere, a partire dal 21 gennaio 1846, la qualifica di «sottodirezione». La vicina San Germano (Cassino) fu «direzione di 3^ classe» nel 1809 e «officina» dal 18191.
Le prime norme intese a regolare il servizio delle poste e dei corrieri nel Regno di Napoli risalgono al 18 settembre del 1559. La prammatica De officio praefecti cursorum armillatorum seu magistri postarum raccomandava ai corrieri la fedeltà, la cura, la diligenza e la celerità nelle spiegamento delle loro mansioni e ai «maestri di posta» il segreto epistolare. Stabiliva altresì la prammatica che il primo giorno di ciascun mese i corrieri partissero da Napoli per Roma, la Puglia, la Calabria e gli Abruzzi. Fu il viceré di Napoli, Antonio Perrenot, che con prammatica del 15 gennaio 1572 istituì un corpo ordinario di «staffette» e uno dei «procacci» alle dirette dipendenze del governo. I procacci erano adibiti al trasporto del denaro e delle merci. Affittuari del procaccio di Sora dal 1762 erano Domenico e F.lli Santillo2.
Tali erano le condizioni dei due rami del servizio allorché, il 15 maggio 1735, Don Carlos, infante di Spagna, salito al trono di Napoli e di Sicilia, gettò le basi per un rinnovamento economico, sociale e civile generale che finì per interessare anche il settore delle comunicazioni. Infatti si dette inizio alla costruzione delle tre strade principali della Puglia, degli Abruzzi e delle Calabrie. Oltre queste, sia pure di minore importanza, se ne costruirono parecchie altre che, sebbene volute per amore della caccia, apportarono grande beneficio ai paesi e alle terre circostanti.
Mentre per Roma e le Calabrie le comunicazioni erano affidate ai corrieri, per ogni altro luogo del regno, erano svolte, come abbiamo detto, dalle staffette. Il trasporto delle lettere era dato in fitto alle «tenenze» e gli introiti venivano riscossi direttamente dal Corriere Maggiore di Napoli. Le tariffe, proprio per volere del Corriere Maggiore, Antonio Montalto, furono ritenute moderatamente basse al fine di consentire maggiori entrate. Per le lettere di andata e venuta da e per il Molise, i Principati Citra e Ultra, la Capitanata, la Basilica, la Terra d’Otranto, gli Abruzzi Citra e Ultra, le Calabrie e Messina la tariffa era la seguente: mezzo foglio e foglio grana 3, un foglio e mezzo grana 4, due fogli grana 5, i pieghi grana otto a oncia. Per le merci trasportate dai procacci la tassa era di 1 grana a rotolo e per il denaro l’1%. Il successore Ferdinando IV mirò a condurre a termine le opere intraprese dal padre e a intensificare il traffico specialmente tra la costa e l’entroterra. Pertanto, oltre alle strade per la Puglia, a quelle di Avellino fino a Venosa, alla strada di Calabria, alla Napoli-Campobasso e la Napoli-Benevento e molte altre, fu ultimata la strada da Capua a Torrepontificia sul confine con lo Stato della Chiesa (62 miglia), quella degli Abruzzi da Venafro a Sulmona e Chieti (88 miglia), quella da Ceprano ad Arce fino a Sora e la Caianello-Sora-Tagliacozzo (105 miglia). Alla fine del 1792 su una superficie di 30.000 miglia quadrate circa, la rete stradale rotabile si estendeva per 1.231 miglia.
La rivoluzione del 1799 e le antecedenti operazioni militari distolsero il governo dalla cura dei problemi postali. Riconquistata la capitale e riattivate le comunicazioni tra Napoli e le province, il Governo cercò di realizzare il progetto della ristrutturazione del servizio postale predisposto sin dal 1793. Miglioramenti furono realizzati anche nel servizio dei procacci. Nel 1803 per il solo fitto del procaccio di Abruzzo e Sora si ricavarono 65,57 ducati3.
A partire dal gennaio del 1800 la partenza di tutte le corrispondenze dalla capitale alle diverse province, Sora compresa, fu fissata alle ore due dopo mezzogiorno del mercoledì e alla notte del sabato, mentre l’arrivo fu fissato al lunedì e venerdì. Il corriere degli Abruzzi doveva lasciare a Torricella la valigia delle lettere per Sora4. Col regolamento dell’Amministrazione generale delle poste del 28 giugno 1806, Giuseppe Napoleone fissò le nuove tariffe postali: mezzo foglio grana 3, un foglio grana 4, un foglio e mezzo grana 5, due fogli grana 7, un’oncia grana 14. Col successivo decreto dell’11 marzo 1809 per le lettere da uno a tre fogli circolanti nell’ambito della città la tariffa fu fissata a 1 grano, nell’ambito della stessa provincia e fuori fino a 50 miglia grana 4, ridotte a 3 grana l’anno dopo. Per il trasporto a Sora degli «effetti» (vestiario, accessori) il costo era di 5 grana a rotolo. Il resoconto della rendita introitata nei primi sei mesi del 1811 dall’ufficio di Sora fu 44,78 ducati, quello dell’ufficio di San Germano di 52,82 ducati5.
Ritornato sul trono Ferdinando di Borbone, il servizio postale, la cui funzione veniva assumendo ogni giorno maggior importanza, attirò la particolare attenzione del sovrano. Le nuove tariffe introdotte il primo settembre 1811 fissarono il costo di spedizione per una lettera semplice per Sora a 5 grana, di un foglio e mezzo a 7 grana e di due fogli a 9 grana. Con decreto del 10 giugno 1818 fu stabilito che nei paesi interni delle province, laddove non esisteva un’officina di posta, i «cancellieri» comunali (i segretari) avessero l’incarico, senza diritto a compenso alcuno, di distribuire le lettere loro pervenute dalla più vicina officina e di raccogliere e convogliare quelle in partenza. Il trasporto delle lettere a tutte le officine situate sui cammini principali era effettuato dai corrieri, quello delle officine situate sui cammini traversi dai «postiglioni a cavallo» o dai «corrieri a piedi». Alla raccolta delle lettere tra le officine dei comuni dello stesso circondario erano adibiti, a spese dei comuni, i «corrieri di posta interna» i quali in servizio indossavano una giacca di panno blu con paramani e colletto di colore scarlatto ai cui angoli vi era un giglio di lana (tre i gigli o fiordalisi presenti nell’emblema dei Borboni).
Il tariffario del 10 novembre 1819 stabiliva per la corrispondenza diretta nell’ambito della città o del circondario la tassa di 1 grano per lettere da uno a tre fogli. Per quelle semplici dirette all’interno fino a 50 miglia 5 grana, da 51 a 100 miglia 5 grana, da 101 a 150 miglia 7 grana, oltre le 150 miglia 8 grana. Queste tariffe ebbero validità fino al 1845 allorché con decreto del 22 aprile furono ridotte per facilitare gli scambi epistolari. Per le lettere semplici diretta a località fino a 50 miglia la tassa fu ridotta a 2 grana, da 51 a 100 miglia a 3 grana, da 101 a 150 miglia a 4 grana, oltre le 150 miglia a 5 grana.
La pianta organica del personale dell’Amministrazione postale approvata il 18 maggio 1824 prevedeva le indennità spettanti alle sottodirezioni per le spese mensili. A quella di Sora, ad esempio, spettavano 3 ducati.
Sora, situata sul cammino traverso degli Abruzzi, riceveva la corrispondenza da Capua, officina sul cammino principale (due le vetture corriere da Caianello a Sora) e corrispondeva con le officine dei cammini traversi di Arpino, Arce, Alvito e Isola.
A partire dal 1 gennaio 1858 venivano effettuate tre spedizioni settimanali della corrispondenza interna del regno e sei per quella diretta all’estero previste col nuovo orario. Sugli itinerari principali e in alcune località delle strade trasversali erano situate «poste di cavalli» per il trasporto dei viaggiatori e delle lettere. Questo servizio privato di messaggeria, dato in affitto, era previsto tre volte alla settimana e sulla Napoli-Sora veniva esercitato con «legni corrieri» a nove posti (15 le ore di percorrenza), mentre invece sulla Sora-Avezzano i legni erano a tre posti. Il regolamento prevedeva altresì che il sabato, nel viaggio di ritorno a Napoli della corriera degli Abruzzi sulla diramazione per Sora, la corriera si fermasse a San Germano perché i viaggiatori potessero assistere alla Santa Messa. Durante la funzione la carrozza era sorvegliata dai gendarmi.
Il decreto del 9 luglio 1857 riformò il servizio delle regie poste e dei procacci. Dal 1 gennaio 1858 con l’adozione dei francobolli ogni officina ebbe in dotazione: un bollo con il nome della località iscritto in un ovale, un bollo con la dicitura «FRANCA», uno con la dicitura «ASSICURATA», un Ovale con la dicitura «OFFICINA DELLA POSTA DI ...» da usarsi per l’invio delle raccomandate, un altro con la dicitura «Di R. SERVIZIO», ma soprattutto uno con la dicitura «ANNULLATO» in stampatello diritto da imprimere normalmente con inchiostro nero sul francobollo. Il successivo 20 aprile il Regolamento disciplinò la vendita dei francobolli in provincia di Terra di Lavoro e, dunque, anche per Sora, San Germano e Arpino. Il tariffario prevedeva un costo di spedizione di grana 2 per le lettere di un foglio, di grana 3 per quelle di un foglio e mezzo, di grana 4 per quelle a due fogli. L’uso del francobollo era facoltativo per cui se il pagamento era a carico del destinatario la tassa saliva, rispettivamente, a grana 3, 4½ e 6. Per le lettere di un foglio dirette nei comuni dello stesso circondario il costo era fissato a grana 1, un foglio e mezzo grana 1½, due fogli grana 2; con pagamento a carico del destinatario rispettivamente grana 1 ½, grana 2 e grana 3.
Con l’Unità d’Italia il territorio continentale dell’ex Regno delle due Sicilie assunse la denominazione di «Province napoletane». Il 6 gennaio 1861, con decreto del Luogotenente principe Eugenio di Savoia Carignano, l’Amministrazione postale fu divisa in Direzioni compartimentali (Napoli, Chieti, Bari e Cosenza) e in Direzioni locali che comprendevano gli Uffici primari tra cui Sora, Arce, Arpino e San Germano, e gli Uffici secondari, tra cui Isola, Itri, Roccasecca e Tagliacozzo. Agli Uffici primari erano destinati impiegati di nomina regia, ai secondari esclusivamente i commessi. La lettera semplice semplice da un luogo all’altro del regno scontava la tassa di 5 grana (20 centesimi), da un luogo all’altro delle province napoletane 2 grana, se affrancata, 3 grana se a carico del destinatario; da distribuirsi nell’ambito della stessa città d’impostazione 1 grano (5 centesimi). L’uso del grano, s’intente, fintantoché non venne messa in circolazione la moneta italiana. L’uso dei francobolli rimase facoltativo.
Per concludere la legge 25 maggio 1862 n. 604 sulla riforma postale, dichiarò appartenere esclusivamente all’Amministrazione delle Poste la privativa del trasporto per terra e per mare, fra i diversi paesi del regno e per l’estero, la distribuzione delle corrispondenze epistolari e delle stam-pe. La tassa per una lettera semplice fino a 10 grammi fu fissata a 15 centesimi, da 10 a 20 grammi a 30 centesimi, da 20 a 30 grammi a 45 centesimi e così via.

 

1 Archivio di Stato di Napoli, Finanze, b. 2004.
2 Archivio di Stato di Napoli, DOP 6/1788.
3 Archivio di Stato di Napoli, Finanze, foglio 1.
4 Archivio di Stato di Napoli, Avviso a stampa Corriere Maggiore, fog. 96.
5 Archivio di Stato di Napoli, Finanze, b. 2005.





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