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Ebanista nella Congregazione del Santissimo Redentore
Il sorano Gerardo Uriati (1857-1905)
di
Lucio Meglio

 

04Fra i cittadini di Sora che hanno dato alla Chiesa luce e notorietà alla città va, senza ombra di dubbio, annoverato il religioso redentorista Gerardo Uriati, nato il 4 maggio del 1857 nel territorio della Parrocchia di Santa Maria Assunta, in via vescovado, da Raffaele e da Colomba Macciocchi. Totalmente ignorato dagli studiosi e da quanti si sono occupati delle vicende religiose e artistiche della sua città, è stato nella Congregazione del Santissimo Redentore una figura che ha servito la comunità con spirito di preghiera e con impegno nel lavoro, il tutto nella gioia della sua genuina vocazione1.
Primo di due figli, il fratello Nicola nacque il 22 febbraio del 1860, fu battezzato nella chiesa Cattedrale con il nome di Giovanni Battista. La famiglia viveva del lavoro del padre, falegname da generazioni, uomo cattolico e di buoni sentimenti che lavorava nelle Cartiere del Fibreno a Isola del Liri. Nel cuore del piccolo Giovanni vennero fin da subito insegnati i principi della fede, la devozione al Santissimo Sacramento e l’attenzione alle cose semplici e belle. Non appena l’età lo consentì iniziò ad apprendere le arti del mestiere nella bottega dell’ebanista Gennaro La Rocca, dove vi lavorava anche il padre. Giovanni si fece subito onore per la sua arte di intagliare il legno tanto che La Rocca finì ben presto per affidargli tutta la sua officina guidando anche alcuni apprendisti, tra cui il fratello Nicola. Nel 1877, a seguito di una improvvisa malattia, il padre Raffaele morì prematuramente. L’intraprendente Nicola, di carattere più energico, dopo la scomparsa del padre decise di mettersi in proprio aprendo una bottega a Isola del Liri, dopo aver preso moglie nel 1878, seguito dal fratello maggiore. Gli affari procedevano bene ed il buon nome dei fratelli Uriati si diffuse rapidamente ben oltre i confini cittadini. Attorno al 1885 un certo Giuseppe De Rubiis condusse Giovanni nel convento redentorista di Scifelli, ubicato nel comune di Veroli, che era stato aperto nel 1773 grazie all’opera del padre Francesco A. De Paola il quale aveva ottenuto la donazione del luogo dai religiosi trappisti2. Nel collegio redentorista di Scifelli a Giovanni  furono affidati alcuni lavori di abbellimento della casa religiosa, tra cui l’armadio della sagrestia presente nell’educandato. Lì, inoltre, conobbe un ottimo religioso, il padre Pasquali, che segnerà il suo futuro orientandolo verso la scelta della vita consacrata. Con l’andar del tempo Giovanni cominciò a restare tutto il giorno, ed anche la notte, nella casa dei suoi amorevoli benefattori, tanto che iniziò a sentire la vocazione allo stato religioso. Buono e molto devoto, avendo manifestato pubblicamente il desiderio di diventare sacerdote e missionario del Santissimo Redentore, chiese di poter esser accolto in qualità di aspirante novizio nel convento verolano. Il padre Pasquali diede parere positivo, ma a questa notizia la madre, che era rimasta da sola, si oppose fermamente e iniziò a scrivere ripetutamente sia al figlio sia ai religiosi affinché Giovanni tornasse nella casa sorana, arrivando anche a minacciare l’intervento dei soldati. Il Rettore del convento, a malincuore, dovette cedere e Giovanni tornò a Sora, con il fermo proposito di ritornare a Scifelli il prima possibile: «io vivo con la speranza che mia madre si persuada a mandarmi, perché è già convinta che io non voglio mettermi al mondo. Intanto aspetto l’ora che me lo dice, o che si persuade»3. Il desiderio non tardò a realizzarsi. Nell’estate del 1880 la madre Colomba morì e Giovanni poté finalmente coronare il sogno di entrare come primo sorano nell’ordine dei figli di Sant’Alfonso Maria de Liguori4. Nel mese di ottobre Giovanni Uriati, aspirante redentorista, partì alla volta di Roma per entrare nel Noviziato di Sant’Alfonso. Qui trovò ad accoglierlo il maestro dei novizi padre Giovanni Paniccia che lo condusse nella sua nuova casa. Il primo novembre, giorno di tutti i Santi, è segnata la cerimonia di vestizione del nuovo novizio, che cambiò il suo nome di battesimo in quello di Gerardo, a devozione dell’illustre santo confratello, Gerardo Maiella. Nell’anno di noviziato apprese fin da subito le virtù necessarie alla sua vocazione, in special modo si esercitò nella pratica dell’orazione, dell’amore al lavoro, dell’umiltà e dell’obbedienza agli ordini dei suoi superiori. Terminati i tre anni di studio fu trasferito nel ritiro di Cortona dove il 20 maggio del 1894 emise la professione religiosa legandosi indissolubilmente all’amore del Padre. In Congregazione ebbe modo di esercitare i suoi talenti, realizzando opere di falegnameria e di ebanisteria in varie case della Provincia come Scifelli, Cortona ma soprattutto Roma. Durante il soggiorno romano incontrò due noti confratelli conosciuti negli ambienti ecclesiastici per le loro opere artistiche: il pittore bavarese fr. Maximilian Schmalzl (1850-1930) e l’architetto belga fr. Gerard Knockaert (1845-1928). Di entrambi fr. Gerardo divenne discepolo raffinando artisticamente la tecnica della lavorazione del legno. A Sant’Alfonso ancora oggi si possono ammirare sue opere: le porte della chiesa, gli armadi dell’archivio, il tavolo del Reverendissimo Padre Generale, l’armadio dell’organo, ma soprattutto i confessionali, disegnati dallo Knockaert, due esempi di una squisita fattura in tardo stile neoclassico. Nonostante la giovane età fr. Gerardo soffriva di varie malattie che sopportava con grande pazienza durante la sua intensa attività lavorativa. Tali malanni, in special modo la nefrite, all’inizio del 1905 iniziarono ad aggravarsi, tanto che nella giornata del 18 aprile, a Roma, fr. Gerardo fu ricoverato d’urgenza in ospedale e qui operato. Inizialmente sembrava che l’intervento fosse riuscito ma cinque giorni dopo insorsero dei problemi cardiaci. I giorni passavano e le notizie dall’ospedale non erano incoraggianti. Il giorno 27 al capezzale del malato si recò il Padre Provinciale assieme al Prefetto degli infermi padre Gennaro Giuliano. Viste le grave condizioni, su richiesta esplicita di fr. Gerardo, gli fu somministrato l’olio santo ed impartita l’estrema unzione che il religioso ricevette con volto sereno e calmo. Il pomeriggio di venerdì 28 aprile, alle ore 16, fr. Gerardo Uriati morì placidamente. Aveva quarantotto anni di cui venticinque passati in Congregazione. Il funerale si svolse il 1 maggio, lunedì in Albis. Così lo racconta la “Cronaca”: «alle 7 e mezza è stato portato il corpo di fr. Gerardo e il p. Rettore l’ha ricevuto alla porta della chiesa con tutta la comunità. Asperso con l’acqua benedetta, s’è cantato l’antifona dal coro e cominciata la Santa Messa. Celebrante p. Di Tommaso, diacono Gaudé, suddiacono Burel. Alle 9 e mezza s’è trasportato al cimitero. Dietro il carro funebre andava in carrozza p. Giuliani con i fr. Giuseppe e S. Sellari in cotta. Ai funerali hanno assistito il p. Masquilier e il p. Mirabella»5.
Fr. Gerardo Uriati a buon titolo viene ascritto nell’albo dei benemeriti della Congregazione del Santissimo Redentore. Infatti egli non solo si distinse per la perizia nell’esercizio della sua arte di ebanista, ma appartenne a pieno titolo a quella «fitta schiera di Fratelli che ha alimentato la Congregazione per lo spirito di preghiera, per impegno nel lavoro, per gioia nella vocazione»6. Nella sua breve esperienza di vita religiosa fornì chiari esempi di generoso impegno e di intelligente operosità.

 

1 G. Orlandi, Fr. Gerardo (Giovanni Battista) Uriati CSSR (1857-1905),  «Bollettino della Provincia Romana C.ss.R.», anno L, gennaio-febbraio 2005, pp.140-146.
2 V. La Mendola, P. Francesco A. De Paola. Redentorista (1736-1814). Profilo biografico dalle lettere, Frosinone 2014, pp.81-93.
3 Dopo la morte di fr. Gerardo Uriati, il cronista della casa generalizia p. Giuseppe Mignastri inserì nella cronaca un breve profilo biografico poiché ne aveva compreso e apprezzato i meriti. Si adoperò inoltre a raccogliere notizie sul religioso chiedendo testimonianze a chi lo aveva conosciuto in vita. La frase riportata nel testo è desunta da una lettera che uno zio di Sora, certo Eugenio, inviò al p. Mignastri nella quale si descrive brevemente l’infanzia e gli anni di ingresso in convento del p. Gerardo (Archivio Generale della Congregazione del Santissimo Redentore, Roma, Chronica, Documenti II, A-B, ff. 54-55).   
4 Non furono molti i sorani che entrarono nella Congregazione dei Redentoristi. Di questi due fratelli hanno emesso i voti ma lasciarono poi la Congregazione mentre un religioso è ancora vivente ed operante tra la famiglia redentorista: Tommaso Ferri nato a Sora il 04/09/1881, entrato in noviziato a Roma il 29/09/1905, professato a Scifelli il 09/06/1910, dispensato dai voti nel marzo del 1913; Saverio Venditti, nato a Sora il 02/02/1940, entrato in noviziato a Cortona nel 1955, professato a Roma il 15/09/1958, dispensato dai voti nel 1959; ed infine il vivente Edmondo Rosa, nato a Sora il 12/07/1934, professato il 29/09/1954 ed ordinato sacerdote il 25/10/1959. Padre Edmondo è da anni missionario in Paraguay dove vive e opera nel campo dell’apostolato, amato e stimato da molti.      
5 Chronica, f. 56.
6 S. Raponi, Il fratello laico redentorista, Roma 1993, pp.38-39.





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