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San Pietro Infine - Presentazione del libro
Curiosus Terrae Laboris di Eugenio Maria Beranger

 

11Nella serata di sabato 5 marzo, davanti a un’attenta platea, l’Associazione Culturale «Ad Flexum» di San Pietro Infine ha presentato il libro dal titolo Curiosus Terrae Laboris di Eugenio Maria Beranger, archeologo, storico e presidente onorario dell’Associazione «Antares» di Piedimonte San Germano, venuto a mancare il 9 gennaio 2015. Il volume, curato dal giornalista Antimo Della Valle, presenta articoli, ricerche, discorsi, ed anche una bibliografia completa, che abbracciano un periodo che va dal 1975 al 2015. Quarant’anni di studi, di ricerche e di intensa attività scientifica, che hanno contribuito in maniera considerevole alla conoscenza e alla valorizzazione del ricco patrimonio storico-artistico dell’antica alta Terra di Lavoro, corrispondente all’attuale territorio del Lazio Meridionale e Campania settentrionale. L’evento culturale si è tenuto presso l’edificio dell’ex Asilo di San Pietro Infine. Dopo i saluti e l’introduzione di Maurizio Zambardi (Presidente dell’Associazione Culturale «Ad Flexum»), si sono susseguite le autorevoli relazioni di Gaetano de Angelis-Curtis (Presidente del CDSC, Centro Documentazioni e Studi Cassinati-Onlus), e del giornalista e storico Fernando Riccardi. Tra gli interventi del pubblico si segnala quello dell’avv. Ferdinando Corradini, studioso e storico della Terra di Lavoro, che ha voluto commemorare il compianto Beranger portando all’attenzione del pubblico i suoi ricordi personali legati allo studioso (Maurizio Zambardi).

 

 

 

Intervento del presidente del CDSC-Onlus
Gaetano de Angelis-Curtis

 

12Eugenio Maria Beranger, scomparso prematuramente, è stato uno degli studiosi più apprezzati nel panorama storico-culturale del Lazio meridionale, e non solo, per la sua competenza e per le interessanti e approfondite ricerche svolte.
Chi lo conobbe in vita, come scrive efficacemente nel suo contributo introduttivo Porfirio Grazioli, poeta e responsabile della «Città dei ragazzi» di Roma, «ne associa l’immagine, dall’ampia fronte luminosa e il viso affogato nella foltissima barba, a quella dei grandi profeti biblici e - perché no - a quella di Carlo Marx» anche se ne era «spietatamente agli antipodi ideologici e partitici», ma del filosofo e economista tedesco «seguì le orme della passione, della meticolosità, della puntigliosità, della profondità» applicate nei suoi studi e nelle sue ricerche.
Di origini romane, dopo gli esordi scientifici in campo archeologico in un ambito territoriale vasto (da Spilimbergo alla Grecia adriatica, ad Albano, Ninfa, Fabriano, Faenza, Grosseto ecc.) Beranger è entrato in contatto con il territorio dell’odierno Lazio meridionale e ne è rimasto folgorato iniziando da Atina, con studi sulla cinta muraria, su scoperte archeologiche, iscrizioni latine, per poi allargare il suo orizzonte a Sora e alla restante parte della Valle del Liri così come riservò molti suoi saggi ai centri della Valle Roveto (Balsorano, Civitella Roveto, ecc.). Un rapporto stretto e fecondo si è venuto a stabilire nel corso degli anni tra Beranger e questo territorio tanto che egli stesso decise di farsi seppellire nel cimitero di Rocca d’Arce, un sito «estremamente suggestivo» posto «sulla cima di un imponente sperone roccioso» protetto «da quelle mura poligonali di cui egli era uno dei grandi esperti», come ebbe a scrivere Daniele Baldassarre. In questa sua ultima dimora, da dove può ammirare quella terra tanto amata, riposa nel più alto loculo su cui ha voluto comparissero i suoi dati biografici accanto alla scritta, unico esempio come ricorda Ferdinando Corradini, di «storico dell’alta Terra di Lavoro». Il luogo simbolo del duraturo legame prodottosi è rappresentato dall’abbazia di Casamari, non a caso ritratta nella prima di copertina del volume anche perché lo stesso Beranger aveva disposto già da tempo di donare il suo patrimonio librario e archivistico alla prestigiosa biblioteca della badia cistercense, in modo tale che fosse a disposizione degli studiosi per favorire nuove ricerche e proprio lì è stato istituito il «Centro ricerche Eugenio Maria Beranger».
Gli ideatori del volume (fra tutti l’Associazione Antares di Piedimonte S. Germano del presidente Nicola Ruocco e con Antimo Della Valle, storico e giornalista, che curato la stampa e ha firmato la Premessa) hanno inteso raccogliere opportunamente in un unico ambito l’attività pubblicistica di Beranger in modo che non andasse dispersa. L’intento è stato raggiunto raccogliendo e riunendo i suoi articoli pubblicati su periodici che hanno o hanno avuto una diffusione locale e per alcuni di essi anche di breve estensione temporale. Si tratta di 49 articoli pubblicati in 5 differenti periodici (10 articoli su «Il Cronista»; 30 articoli su «Paese Mio»; 9 articoli su «L’eco di campanili», «Il Ponte» e «La Madonna della Figura» tre periodici del territorio sorano). Di alcuni di quei periodici Beranger è stato ideatore, promotore e patrocinatore proponendo e sollecitando anche la collaborazione di persone che si sono distinte poi in ambito della storia locale. È stato, ad esempio, il caso de «Il Cronista», stampato a cura dell’Associazione Antares di Piedimonte, che ha annoverato, oltre a d. Faustino Avagliano, il grande archivista di Montecassino anch’egli, purtroppo, scomparso precocemente, altri collaboratori che nel corso degli anni hanno licenziato interessanti lavori su disparati aspetti storici del territorio. Beranger si sobbarcava non solo il ruolo redazionale controllando le «bozze con rigore e attenzione», ma precedentemente analizzava i pezzi da pubblicare. In più, oltre a occuparsi della rubrica dedicata alla recensioni e alle segnalazioni bibliografiche, egli stesso offriva il suo contributo in termini di «preziosi articoli». Proprio nel corso di questa esperienza maturata su «Il Cronista», Beranger iniziò a firmare i suoi articoli e le recensioni con lo pseudonimo di «Curiosus Terrae Laboris» rifacendosi all’esperienza originaria de «Il Cronista» che era stato fondato a Caserta nel 1878. Dunque i curatori del volume hanno voluto riprendere quello pseudonimo, utilizzato da Beranger tredici volte di cui tre, appunto, ne «Il Cronista», nove in «Paese Mio» e una nell’ambito di Facebook, per farne il titolo della pubblicazione. I temi trattati nei 49 articoli spaziano su vicende, situazioni, personaggi di questo territorio: le conseguenze del terremoto della Marsica, la guerra, l’emigrazione, il brigantaggio, l’attività industriale della produzione della carta e tanto altro.
Il volume, tuttavia, oltre alla sezione sui periodi risulta formato da altre due parti di cui una relativa agli interventi pubblici tenuti da Beranger e una alla sua bibliografia.
 Nella seconda sezione, dunque, sono raccolti sette discorsi pronunciati da Beranger in occasione di presentazioni di libri (tenuti a Pontecorvo, Sora, Castelforte, Casalattico, due volte a Piedimonte San Germano, Isola Liri), due interventi tenuti in occasione di celebrazioni (a Frosinone e Veroli), e, infine, due articoli formati da una chiacchierata-conversazioni e da un’intervista.
La terza e ultima parte è rappresentata dalla bibliografia: trent’anni di attività scientifica e di ricerca confluita in 389 pubblicazioni cui si aggiungono altri sei lavori inediti o in corso di stampa. Ma si tratta di numeri in difetto, mancando sicuramente nell’elencazione articoli di più difficile reperibilità. Questa ponderosa mole della bibliografia di Beranger ha inoltre il pregio di essere accompagnata anche da un breve sunto dell’argomento trattato, risultando dunque indirizzata agli studiosi che hanno la possibilità e l’opportunità non solo di verificare le coordinate di stampa dell’articolo, del volume, ma anche di conoscerne in sintesi il contenuto. In definitiva questa raccolta di titoli della produzione scientifica e pubblicistica si caratterizza per non essere un punto di arrivo ma un punto di partenza per approfondimenti e nuove ricerche.
Nato dunque archeologo, Beranger nel corso degli anni ha aumentato considerevolmente i suoi studi e le sue indagini spaziando dalla storia antica a quella contemporanea. Due particolari campi di interesse vanno sottolineati e cioè quello relativo agli aspetti museali e quello delle storie delle persone. Beranger ha redatto nel corso degli anni vari progetti scientifici (alcuni poi approvati dalla Regione Lazio) tesi all’installazione di Musei, ad esempio, quello della «Media Valle del Liri di Sora», oppure ha provveduto alla stesura della guida del «Museo antropologico Gente di Ciociaria» ubicato ad Arce. Un Museo, come ha scritto lo stesso Beranger, va «prima concepito» poi «amato» e quindi «realizzato con il cuore e con la ricerca» differentemente da chi ha finito per appropriarsi di lavori e progetti svolti da altri senza neanche provvedere a citarne la fonte e talvolta alterando i contenuti perché chi “scopiazza” non conoscendo l’argomento copia male, come gli era successo personalmente (un’amara esperienza raccontata in «Paese Mio» e riproposta alle pp. 135-140). Inoltre egli è stato il cantore degli “umili” indagando sui giovani di questa terra partiti per la guerra e internati nei campi di concentramento in Germania, sui pastori della transumanza, sugli emigrati, sui mietitori, sull’alimentazione, sulle tradizioni popolari e religiose (i pellegrinaggi alla Madonna di Canneto) ecc.
Un tema su cui Beranger è tornato varie volte è quello relativo alla Ciociaria, disquisendo non solo sull’origine etimologica del toponimo assunta da questo ambito territoriale ubicato nel Lazio meridionale («Ciociaria o Ciocierie» è il titolo di un articolo pubblicato su «Paese Mio» e riproposto nel volume alle pp. 112-114), ma soprattutto nel rapporto determinatosi con la limitrofa area dell’alta Terra di Lavoro, da cui è stata separata per oltre un millennio da un confine di Stato per poi riunirvisi nel 1870 con l’Unità d’Italia ed esserne inglobata nel 1927 con la creazione della provincia di Frosinone. Quale fosse il pensiero di Beranger sulla Ciociaria egli stesso ebbe modo di esplicitarlo in un’intervista registrata l’11 dicembre 2014 nell’ambito della trasmissione Community-l’altra Italia e poi mandata in onda sul canale televisivo Rai International il 15 gennaio 2015 una settimana dopo la sua morte. L’intervista, che rappresenta dunque l’ultimo intervento pubblico di Eugenio Maria Beranger, è stata trascritta ed è riportata nel volume alle pp. 322-325.





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